In Italia i progetti sulle rinnovabili sono in costante crescita ma spesso incontrano limiti per la realizzazione, a causa di una burocrazia ingarbugliata e poco efficiente.
A ZeroEmission, la Fiera internazionale sulle rinnovabili svoltasi a Roma, il tema è stato affrontato durante il dibattito “Istituzioni, Associazioni, Stakeholders sull’opposizione locale alle rinnovabili”. Durante il confronto, è intervenuta Paola Brambilla, coordinatrice della VIA, la commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale del ministero della Transizione Ecologica, facendo riferimento alla crucialità del momento storico che impone la massima attenzione e cura alla progettualità per la transizione ecologica in campo energetico. Brambillaha sottolineato: “Determinante sarà anche il progressivo innalzamento della qualità progettuale già in atto, che è il lievito madre per il buon esito di ogni valutazione ambientale, compresa l’accettazione sociale”.
Il MiTE ha appena emanato 63 provvedimenti relativi a 8,2 GW e ne sta predisponendo altri 19 per ulteriori 1,1 GW, per un totale di 82 provvedimenti per 9,3 GW. La Commissione tecnica, inoltre, si è già espressa su 49 progetti (corrispondenti a 2,9 GW), per i quali si attende il parere del ministero della Cultura (MIC).
A definire il punto di vista dell’industria è stato Andrea Zaghi, direttore di Elettricità Futura, che rappresenta oltre il 70% del mercato elettrico italiano: “Dietro la spinta del caro energia, anche tra i cittadini si sta diffondendo una nuova attenzione verso le rinnovabili, viste come la soluzione più competitiva per produrre l’elettricità. È importante che questo atteggiamento diventi presto un nuovo modo di concepire l’energia sui territori, un vero antidoto alla sindrome nimby”. Il caro energia quindi può diventare un’opportunità per buttare giù il muro di diffidenza che le comunità locali spesso innalzano di fronte a una nuova opera.
Per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea con il REpower Europe, approvato nel maggio scorso come risposta alla crisi energetica, dobbiamo arrivare a 1.200 gigawatt di potenza installata totale rinnovabile in Europa al 2030. Significa passare dai valori attuali, poco più di 40 gigawatt l’anno, a 120 gigawatt l’anno alla fine di questa decade. Un processo che, tra l’altro, porterebbe a 470.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030, a oltre 300 miliardi di investimenti e a una nuova potenza di 85 gigawatt, energia prodotta in Italia, quindi protetta da crisi geopolitiche.